venerdì 14 novembre 2014

Lettera aperta al Presidente del Senato Pietro Grasso #IlCognomeMaternoÈunDirittoSentenzaStrasburgo

#IlCognomeMaternoÈunDirittoSentenzaStrasburgo2014
   di Iole Natoli
Egregio Presidente Pietro Grasso,
dal 1979 mi occupo del Cognome Materno in Italia, o per meglio dire del Cognome Materno che in Italia NON c’è.
Nel giugno di quell’anno pubblicavo il mio primo articolo sul tema e nel 1980 - confortata dinanzi al Tribunale di Palermo, il giorno dell’inizio, dalla splendida e simbolica rosa consegnatami dall’ex senatrice Pina Maisano Grassi (allora mia compagna del PR) - lanciavo la prima causa italiana per l’attribuzione del Cognome Materno ai figli.


La rosa non ebbe l’effetto augurale auspicato perché nel 1982, senza nemmeno l’onore d’un mazzetto di crisantemi, l’istanza fu respinta. A quella causa civile ne fecero seguito altre, agite da cittadine e cittadini, anch’esse SENZA SUCCESSO. 

martedì 11 novembre 2014

SOCIETÀ / FURTO DELL’IDENTITÀ FEMMINILE nelle società patriarcali e COGNOME Materno


CONTRO LA PRASSI DI CANCELLAZIONE DELLE DONNE DOVE PRIMARIAMENTE SI PRODUCE
di Iole Natoli



Già per due volte sono stata chiamata a intervenire sul Cognome Materno in un Convegno centrato sulle Culture delle Società Matriarcali (la più recente a Bologna l’11 ottobre di quest’anno) e tuttavia le mie analisi e proposte, enucleate in numerosi scritti, non partono da studi su quelle culture ma dall’analisi della cultura e della società italiana e muovono da una specifica radice: il nesso esplicito da me individuato da tempo tra la condizione vessatoria della donna nelle società derivanti da modelli patriarcali, come l’Italia, e il sistema di identificazione dei nuclei familiari, con particolare riguardo alla patrilinearità del cognome dei figli.

giovedì 30 ottobre 2014

Assegnata alla 2ª Commissione permanente del Senato la PETIZIONE per l'approvazione del Ddl sul Cognome già passato alla Camera


Annunciata all'Assemblea la PETIZIONE 
CHE LA MULTA LA PAGHI CHI SI OPPONE!
di Iole Natoli       

    
La petizione, che reca il numero 1342, è stata assegnata alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), competente per materia.

CONTINUIAMO A FIRMARE - Link (->∆)

30.10.2014                                                                                                                     © Iole Natoli

giovedì 2 ottobre 2014

COGNOME MATERNO ITALIA / INCUBI E ORRORI di un'ex MINISTRA delle "PARI" OPPORTUNITÀ


ULTIME NOTIZIE DALL’ITALIA
ATTENZIONE!
Rischio collisione pianeta Terra con asteroidi di varie dimensioni e dalla traiettoria ingovernabile provenienti dalla GALASSIA COGNOME MATERNO.

PREVISIONI
FAMIGLIE IN FRANTUMI, SUICIDI DI MASSA degli uomini privati dello scettro patriarcale, PSICANALISTI PRECETTATI dal governo per curare gratis i sopravvissuti ai tentati suicidi, BIMBI IN PREDA ALLA CONFUSIONE MENTALE generata dal doppio cognome, nonché altri accidenti quali PARTITE DI CALCIO DISERTATE dagli usuali tifosi trascinati da mogli assatanate in interminabili code presso gli Uffici dell’Anagrafe (ne sanno quacosa i 5Stelle): “Prima aggiungete il mio!”, “No, prima il mio!” e lì spintoni e botte da orbi. Polizia in assetto anti sommossa.
Pare che ci sia anche il rischio di dissesti geologici, straripamento dei fiumi, alte maree e forse eruzioni vulcaniche e uragani.

Dal suo canotto di salvataggio, Stefania Prestigiacomo, ex Ministra delle Impari Opportunità, cinguetta il suo grido di terrore ai Senatori prontamente riunitisi - alcuni - in colorate squadre d’emergenza: “Affossate quella legge, AFFOSSATELA!”, implora.
E come darle torto dinanzi a tanta devastazione, prospettata a fosche tinte anche dalle solerti fonti clericali, sempre sollecite ad andare non solo contro le donne ma, più in generale, contro i diritti civili delle persone?

W L’ITALIA, che sembra colonizzata dal Vaticano in permanenza. Per non molto tempo ancora, però. Perché anche quest’altra storia, prima o poi, arriverà per la sua ultima corsa al capolinea.


Rispondiamo, firmando questa nuova Petizione diretta al Senato. Qui il link ->∆


domenica 28 settembre 2014

POLITICA / PETIZIONE al SENATO a sostegno della Legge sul Cognome


Link per la FIRMA (->∆)
Atto Camera 360
APPROVARE celermente in SENATO il Ddl sul
COGNOME DEI FIGLI
CHE LA MULTA LA PAGHI CHI SI OPPONE!                                                               di Iole Natoli       
    
All'attenzione del Presidente e della Vice Presidente del Senato, perché ne informino Senatrici e Senatori

sabato 6 settembre 2014

IL COGNOME MATERNO IN ITALIA nell'ambito degli STUDI MATRIARCALI - Bologna, Ottobre 2014

BOLOGNA 11-12 Ottobre 2014
CONVEGNO “MATRIARCATI DEL MONDO: ALTRE DIMENSIONI DEL PRESENTE”
Nella prima giornata del Convegno, organizzato da Armonie
IL VALORE SIMBOLICO DEL COGNOME
PERCORSI E PROPOSTE DI LEGGE PER IL DIRITTO AL COGNOME MATERNO IN ITALIA
E SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA 2014
Intervento di Iole Natoli, 11 Ottobre 2014

giovedì 17 luglio 2014

SOCIETÀ / Blocco parlamentare della legge sul cognome dei coniugi e dei figli


ITALIA VERGOGNA D’EUROPA
EVENTO FB (->∆)
di Iole Natoli
#cognomematerno                                                                                         #LaMultaLaPaghiChiBlocca                                                          
Finché non si sposta l'accento da accordi e disaccordi in nome d’un presunto diritto dei genitori al DIRITTO DEL FIGLIO, non-se-ne-esce.
17 luglio 2014
© Iole Natoli

domenica 13 luglio 2014

Società / Giunge alla Camera il nuovo Cognome dei Figli


Dal Blog Maschile / Femminile di Marina Terragni
“Oggi alla Camera prenderà avvio la discussione sul cognome dei nuovi nati: i quali, secondo il testo uscito dalla commissione Giustizia della Camera, potranno portare quello del padre, quello della madre o entrambi”, scrive in Storia del nuovo cognome  Marina Terragni.
E ancora: “Iole Natoli conduce da anni e quasi in solitaria la battaglia per il doppio cognome. Ma non è affatto convinta che la norma in discussione tagli in modo netto con i codici patriarcali”.
Vai all’articolo (->)

ITALIA / Modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli

PATRIARCATO: NON UN ADDIO MA UN CRUDO ARRIVEDERCI
Una Riforma che guarda troppo al passato
di Iole Natoli
PATRIARCATO ADDIO!”, titolava un articolo on line, riportando nei suoi punti essenziali il testo delle “Modifiche al codice civile in materia di cognome dei coniugi e dei figli” approvato dalla Commissione permanente Giustizia della Camera, che dovrà ora essere sottoposto all’Assemblea. In effetti, un addio avremmo voluto proprio che fosse e tuttavia, malgrado taluni facili entusiasmi, le cose non stanno così.

mercoledì 26 marzo 2014

Il COGNOME MATERNO su MAYBE / "Una sentenza che condanna l'Italia" di Iole Natoli



CEDU - Corte Europea di Strasburgo, 7 gennaio 2014
Occultamento del Cognome materno e Diritto
di Iole Natoli


Articolo apparso sul n. 0 di MAYBE


«Gli antichi ellenici, che ammettevano la filiazione solo dopo il riconoscimento paterno, durante i riti natali emarginavano la madre e deponevano il bambino a terra per simulare una rinascita che nulla avesse a che fare con il ventre femminile: l’assegnazione del nome, da parte del padre, sanciva l’ingresso nel mondo giuridico», Maria Pia Ercolini in “Nominare per esistere: Nomi e Cognomi”, 2011, Venezia

Immaginiamo d’intraprendere un viaggio tra le alte montagne dello Yunnan sulle orme di Francesca Rosati Freeman, una ricercatrice che ha narrato della cultura Moso nel suo libro Benvenuti nel Paese delle Donne e il cui recente documentario su quella popolazione, che vede la coregia di Pio D’Emilia, è stato ammesso al Documentary Outlook International Market del festival di Nyon.
Se lo facessimo, ci imbatteremmo in una serena società senza mariti e conseguentemente senza mogli, dove le relazioni familiari son vissute in modo completamente diverso dal nostro, dove non essendoci matrimoni non vi sono neanche separazioni e divorzi, dove i figli non abbandonano mai il gruppo familiare materno, dove gli stupri e la violenza sulle donne non sfiorano nemmeno da lontano l’immaginario maschile di quel popolo.
Benché tanto ci sarebbe da dire su quella comunità che sconosce il potere verticistico, tipico delle società patriarcali, mi fermerò per il momento a un dato che porta direttamente al nostro tema: presso i Moso vige la trasmissione matrilineare del cognome.
Stessa cosa presso la comunità Minangkabau, illustrata in un video di Heide Göttner-Abendroth, che ho avuto modo di vedere a Torino nel marzo 2012, alla Conferenza Internazionale “Culture Indigene di Pace” cui ero presente in qualità di relatrice.
Quante sono le società in cui la trasmissione matrilineare del cognome costituisce la regola e come sono distribuite sul globo? È una domanda che meriterebbe un’ampia trattazione, soprattutto perché alla  matrilinearità del cognome si accompagnano caratteristiche sociali che andrebbero esaminate sino in fondo; sarà utile tornare più in là sull’argomento.
Per il momento spostiamoci in Europa, con l’occhio vigile ad altre parti del mondo, e in Europa scegliamo Strasburgo ove ha sede la Corte Europea, istituita nel 1959 dalla “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali” (CEDU, 1950), per tutelarne l’applicazione concreta.
Il 7 gennaio di quest’anno, la Corte ha pubblicato la sentenza di condanna dell’Italia, per violazione degli artt. 8 e 14 della CEDU, in relazione al ricorso presentato nel 2007 dalla coppia Cusan e Fazzo in cui si denunciava l’evidente discriminazione nei confronti della donna, consumata mediante il rifiuto opposto a partire dal 1999 dallo Stato italiano ai due coniugi, che intendevano attribuire il cognome materno in luogo del paterno alla loro figlia neonata.
La richiesta dei due genitori aveva già attraversato i canonici livelli di giudizio in Italia: primo ricorso al Tribunale ordinario di Milano, secondo ricorso a quello d’Appello, terzo ricorso alla Corte di Cassazione con approdo finale alla Corte Costituzionale che però aveva respinto l’istanza.
Quest’ultima aveva infatti ritenuto che l’assenza di una normativa che indicasse in quale altro modo fosse da attribuire il cognome, a livello nazionale e non singolo, le imponesse - allo scopo di non creare un vuoto legislativo - di limitarsi a sollecitare il Parlamento ad adeguarsi alle mutate condizioni sociali, col varare una legge atta rimuovere ogni residuo di mentalità patriarcale dall’insieme delle norme vigenti sul cognome dei figli.
Non è stata dello stesso parere la Corte Europea che ha espresso una sentenza di condanna nei confronti dello Stato italiano, invitandolo a porre in atto una nuova normativa e nuove pratiche entro tre mesi dalla pubblicazione della sentenza, … pena la multa.
Ma in che consiste la violazione ravvisata? È da notare che la Convenzione del 1950 (in sigla CEDU) era già stata non solo sottoscritta ma anche ratificata dall’Italia, con legge nazionale del 4 agosto 1955. Questo significa che ai contenuti di quel documento l’Italia era ed è obbligata ad attenersi a partire da quella data di ratifica.
I contenuti che hanno dato luogo alla condanna in questione sono due.
L’uno è l’articolo 8, che ha per oggetto il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e stabilisce al comma 2 che “non può esservi ingerenza di un’autorità pubblica nell’esercizio di questo diritto se non nel caso in cui tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, sia necessaria alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione delle infrazioni penali, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
L’altro è l’articolo 14,  che ha per oggetto il divieto di discriminazione e stabilisce che “il godimento dei diritti e delle libertà riconosciute nella presente Convenzione deve essere assicurato senza distinzione alcuna fondata espressamente sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o d’altro tipo, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minorità nazionale, la fortuna, la nascita o qualsiasi altra situazione”.
I ricorrenti Alessandra Cusan e Luigi Fazzo avevano rilevato giustamente come nell’articolo 8 rientrasse il diritto al nome (costituito da prenome + cognome) e come lo Stato italiano avesse interferito con tale loro diritto ledendolo, per ragioni che non soltanto non sono mai state espressamente definite da una legge (come l’art. 8 invece impone), ma che sono interamente non necessarie rispetto a qualsiasi fine dello Stato, operando così una palese discriminazione basata solo sulla differenza di sesso (violazione dell’art. 14).
Non sarà a questo punto superfluo ricordare che oltre alla CEDU, l’Italia ha già sottoscritto e ratificato Convenzioni e Trattati in abbondanza, pur astenendosi allegramente dall’applicarli relativamente al cognome dei figli (e non solo).
Stralcio e riassumo da un mio articolo on line dal titolo Nel Mirino del Consiglio d’Europa, apparso su un mio blog qualche anno fa.
«Nel 1978, con Risoluzione n. 37 del 27 settembre, il Consiglio d’Europa proclama la necessità che i Paesi membri adottino legislazioni rispondenti al principio dell’uguaglianza dei coniugi, anche in tema di cognome dei figli.
È solo il primo gradino di un processo, articolato mediante varie scansioni. Seguono infatti: la Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), adottata dall’ONU nel dicembre del 1979 e in vigore in Italia dal 1985; due Raccomandazioni del Consiglio d’Europa, l’una del 1995 e l’altra del 1998; il Trattato di Lisbona, con atti finali del dicembre 2007, ratificato in Italia con Legge n. 130 del 2.08.2008». Qualcuno potrebbe pensare che non basti?
Che dunque lo Stato italiano ancora oggi non abbia provveduto a discutere e approvare una legge, lasciando bellamente decadere tutte le proposte - alcune abbastanza buone o mediocri e altre pessime - presentate in Parlamento nelle scorse Legislature, non può essere considerato casuale. E non lo ha considerato casuale la Corte Europea di Strasburgo, condannando nel gennaio di quest’anno l’Italia. Questa cronica resistenza a una Legge deriva infatti da un difetto culturale profondamente diffuso in questo nostro Paese, che Caterina Soffici, in un suo articolo on line apparso su Il Fatto quotidiano nel novembre del 2011, ha più che appropriatamente definito come il “Paese più maschilista d’Europa”.

Questo articolo è apparso sul n. 0 di MAYBE (->∆), rivista che ha poi interrotto ogni pubblicazione.


lunedì 10 marzo 2014

PARLAMENTO / Atti di sindacato ispettivo, proposte di legge, strane adesioni e un po’ di umorismo


C’era una volta il principio di NON CONTRADDIZIONE 
di Iole Natoli



Si apprende dal sito del Senato che il 21 gennaio nella seduta n. 170 è stato presentato l’Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00204 (->∆), relativo all’urgente necessità di provvedere a una legge sul Cognome dei Figli dopo la nota Sentenza di Strasburgo.
Quando l’ho visto ho provato un enorme sollievo leggendo quanto segue: