giovedì 19 gennaio 2012

DIRITTO / SENTENZA INSEGNA o almeno suggerisce - Il cognome materno e una Class Action



Il paradosso di certe situazioni

Danza tribale - Iole Natoli, 1988
Nasce un figlio e i genitori vogliono dargli anche il cognome materno. Come ampiamente sappiamo, NON SI PUÒ. Ma - e qui viene il bello - due genitori coniugati aprono presso la Prefettura una pratica di cambio del cognome del figlio, chiedendo per ragioni affettive l’aggiunzione di quello materno et voilà questo invece - fortunatamente - è fattibile. Non da molto, eh, appena dal 2000 con tempi resi più celeri da poco.
Piccolo neo della soluzione-tampone: occorre spendere, ahimè, in marche da bollo, per una cosa che dovrebbe essere considerata un diritto del figlio (o della madre e del figlio) fin dalla nascita, senza che vi sia da affrontare spesa alcuna.

mercoledì 18 gennaio 2012

SOCIETÀ / DIRITTI CIVILI, COGNOME MATERNO E OMISSIONE DI STATO


Per il gruppo di Facebook “ITER DEL COGNOME MATERNO IN ITALIA nei regimi di matrimonio e di convivenza”, all’INCONTRO di Roma del 28 Gennaio 2012 presso la Federazione Nazionale delle Stampa, volto alla creazione della RETE DELLE RETI delle Donne, sarà letto un estratto del presente documento dal titolo:

DIRITTI CIVILI, COGNOME MATERNO E OMISSIONE DI STATO
di Iole Natoli

Ci è capitato più di una volta di chiederci in quale modo una di noi reagirebbe, se il conducente di un bus le dicesse: “Non puoi sedere in un posto anteriore come gli uomini, A TE spettano solo quelli in fondo”. O un vigilante la bloccasse affermando: “TU non puoi entrare in un locale pubblico, senza che un qualche maschio ti accompagni”. O se un preside di scuola le impedisse di firmare la giustificazione delle assenze di un figlio, sostenendo che l’atto spetti al padre.
Ritenendo, a ragione, che in Italia non sia possibile permettersi questo, reagirebbe con una bella denuncia, benché non faccia altrettanto con lo Stato che impedisce a ogni donna coniugata di registrare con il suo cognome i figli, partoriti in prima persona da lei.

martedì 17 gennaio 2012

SOCIETÀ / Patrilinearità e soppressione simbolica della donna


Coppia - ©Iole Natoli, 1976
IL COGNOME PATRILINEARE - in Italia come in ogni Paese in cui vige - È IL BURQA CULTURALE DELLE DONNE. 
Iole Natoli Nisi Mattaliano,
pseudonimo di Iole Natoli, 
per il Gruppo di Facebook
“ITER DEL COGNOME MATERNO IN ITALIA
nei regimi di matrimonio e di convivenza”.

Finché continueremo a permettere che in nome di una presunta unità familiare si perpetui la negazione simbolica della donna, mediante la soppressione dell'ascendenza familiare materna praticata dall'attuale sistema patrilineare, l'immagine femminile sarà sempre quella di un soggetto "minore", inidoneo a garantire ai figli la formazione dell'identità personale mediante l’acquisizione di un cognome e relegato a ruoli di puro e non condiviso "accudimento". 
La "minorità" non rimane confinata alla cellula familiare, come comunemente si ritiene: si estende a macchia d'olio all'intero sistema concettuale, politico e sociale, contribuendo di fatto a mantenere disposizioni e attitudini discriminatorie, di cui le donne hanno pagato e continuano a pagare molto caro un loro, del tutto esclusivo, sovrapprezzo.

domenica 15 gennaio 2012

ARTE E SOCIETÀ / Iole Natoli e il Cognome Materno


Arte e Società
Iole Natoli e il Cognome Materno
Iniziative e Opere

Patronimia di Iole Natoli
scrittura testuale del 1980
Con articoli e iniziative specifiche Iole Natoli, giornalista e pittrice, si è occupata per diversi anni del cognome della famiglia, aprendo la lunga stagione dei ricorsi giudiziari per l'attribuzione del cognome materno ai figli. Nel luglio del 1980 presentava infatti un'istanza al Tribunale civile di Palermo, sollevando per la prima volta in Italia eccezione di costituzionalità, ai sensi degli articoli 3 e 29 della Costituzione, in relazione alla prassi corrente di attribuire ai figli nati nel matrimonio solamente il cognome paterno. Senza molte sorprese, la sua richiesta di ricorso alla Corte fu respinta dal Tribunale di Palermo, con la sentenza n. 865 del 1982 [presidente Stefano Gallo, relatore Salvatore Salvago].

La via legale non costituiva, però, per Natoli che un anello dell'intero percorso.